Intervista - Miguel Azguime

 

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Muguel Azguime /Miso Ensemble in Itinerário do Sal

alla Serra Schullian di Martina Schullian

 

In precedenti interviste, attesta che negli ultimi anni il suo modo di scrivere musica e poesia sono molto simili, potrebbe spiegarci come è riuscito a fare incontrare le due arti?

 

Già dagli anni adolescenziali scrivevo poesie, studiavo e suonavo musica. In quel periodo avevo pubblicato alcune poesie su riviste letterarie e due libri. Parlando in termini pubblici, la mia vita si è strutturata attorno alla musica e benché abbia continuato a scrivere poesia negli anni, questa è rimasta un’attività artistica quasi in ombra, sconosciuta. A poco a poco, nello scoprire una mia via personale nella composizione, ho iniziato ad avvicinarmi ancora alla stesura poetica, ma mi ci volle tempo, a dire il vero fin verso la fine degli anni ’90, per rendermi conto di quanto fossi vicino ad ambedue! Ciò che mi interessa sono le trasformazioni che riesco ad operare all’interno del linguaggio, molto più degli aspetti semantici. In effetti risulta lo stesso tipo di operazione che porto avanti nella musica, sia dal punto di vista simbolico che effettivo con il suono. In questo contesto mi trovavo ad un passo da una nuova forma di integrazione del testo e della musica. E questo è il passo che ho intrapreso appieno nella composizione del “testo” e della “musica” per “O Itineràrio do Sal” che presento a Bolzano.

 

Nel leggere le Sue poesie mi viene in mente Baudelaire – ma il riferimento potrebbe essere personale, chi in effetti ha ispirato la sua poesia? E la sua musica?

 

Ancora quand’ero adolescente, l’influenza più rappresentativa deve essere riportata al surrealismo e in un secondo tempo a Stéphane Mallarmé. Al momento non trovo alcuna particolare influenza nella mia scrittura, benché di solito dica che “non siamo che il risultato del contributo di coloro che ci hanno preceduto”. Per quanto riguarda la musica, il fatto diventa ancora più incerto: nel periodo dell’apprendistato ho studiato e sono stato quindi influenzato da personaggi quali Stockhausen, Ligeti, Boulez, Cage e più di recente da persone come Tristan Murail ed Emmaunel Nunes. La scena elettroacustica degli anni ’40 e ’50 (musica concreta ed elettronica) ha avuto per me un ruolo importante. Oltre a questo, sono passato attraverso vari tipi di free jazz e improvvisazioni libere e personaggi quali Evan Parker, Derek Bailey, Cecil Taylor hanno costituito modelli rappresentativi per un periodo limitato ma decisamente intenso. Benché “O Itinerário do Sal” non sia un pezzo musicale (faccio uso del Teatro Elettroacustico), in musica uso solo e quasi sempre dei modelli acustici, matematici o fisici per costruirne le strutture, da cui gli sviluppi dove i processi interni di trasformazione costituiscono la ragione della musica di per se stessa con un forte “rispetto” agli aspetti percettivi del suono.

 

Lei ha dedicato oltre 12 anni alla Sua preparazione musicale dopo l’università e al contempo lavorava. Questo fatto mostra una dedizione incredibile e una forte personalità, come è riuscito ad avere energia sufficiente per raggiungere il suo scopo?

 

Questo è probabilmente un mistero che non so spiegare... e sto ancora e sempre svolgendo tantissime attività, sia nel campo creativo dove simultaneamente compongo e suono, che nella promozione musicale di ciò che ho sviluppato negli anni più recenti che include l’organizzazione del Musica Viva Festival, una casa di registrazione indipendente, uno studio per la ricerca nella musica elettronica, una competizione per la composizione, ecc...

 

Il Miso Ensemble è stato fondato da Lei nel 1985, ce ne vuole parlare?

 

Il Miso Ensemble è principalmente un duo (Paula Azguime, flauto, e il sottoscritto, percussione) che ha registrato una serie di successi. Abbiamo viaggiato in quasi tutti i continenti e suonato più di 400 volte. E’ stato il nostro laboratorio personale e ha cambiato “forma” a seconda dei bisogni specifici del momento o di un qualche progetto speciale (molte volte abbiamo integrato musicisti o artisti). A Transart in “O Itinerário do Sal” benché sono sul palco da solo, Paula cura la spazializzazione del suono e dell’elettronica in una comunicazione fatta di strategie interattive. Infatti questo è un duo più che un a solo e senza il suo talento, la performance non potrebbe avere luogo.

 

Perché ha accettato di far parte di Transart e cosa pensa di questo festival multimediale diretto da Peter Paul Kainrath?

 

Perché non avrei dovuto? Questo è il tipo di festival al quale mi sento maggiormente vicino. E il titolo già racchiude tutto. Non ne so però abbastanza da darne una valutazione seria, ma da come vedo dal programma, riscontro che è estremamente importante e ben strutturato viste le risposte per un approccio all’esecuzione delle arti contemporanee di cui abbiamo molto bisogno.

 

 

 

© Miguel Azguime

© traduzione e intervista di Anny Ballardini

con il gentile permesso del Corriere dell’Alto Adige, direttore Enrico Franco

 

La Homepage di Miguel Azguime: http://www.misomusic.com/composers/azguime.html