di Giuseppe Perna.
Il grande scrittore senegalese ha tenuto una serie di conferenze-dibattito nelle scuole della provincia.
Il grande scrittore senegalese ha tenuto una serie di conferenze-dibattito nelle scuole della provincia. Profondo conoscitore della realtà africana e fine intellettuale, Boris Diop, docente di filosofia, giornalista fra i più stimati del suo paese (già direttore del maggiore quotidiano di Dakar Le Matin), l’affermato romanziere senegalese ha tenuto una serie di incontri con gli studenti delle scuole superiori di Bressanone, Bolzano e Merano. Per la cronaca è stato il giorno 26 aprile all’Auditorium dell’Istituto Comprensivo di Bressanone (IPSCT “Falcone e Borsellino” con aggregato Liceo “D. Alighieri”), il 26 e il 27 ha incontrato gli studenti dell’ITC “C. Battisti” e del Liceo “G. Carducci” di Bolzano, e il giorno dopo ha potuto confrontarsi con gli studenti dell’ITC “L. Pisano” di Merano.
Fra gli osservatori più lucidi della realtà africana odierna, Diop ha tenuto delle seguitissime leçons, rigorosamente in lingua francese, sul tema del genocidio in Ruanda, a dieci anni dalla tragedia che sembra non aver sconvolto più di tanto le coscienze di tanti benpensanti occidentali. La capacità oratoria del nostro ha letteralmente affascinato il pubblico degli studenti, allievi del triennio superiore che studiano il francese. Essi hanno apprezzato la mole di informazioni di prima mano, non filtrate dai media occidentali che l’autore ha utilizzato nel suo ultimo romanzo, di recente pubblicato in Italia dalla casa editrice romana “e/o” col titolo di Murambi: Il libro delle ossa.
L’iniziativa, promossa dall’Istituto Pedagogico in collaborazione con la Fondazione Langer, ha visto anche il confronto con il più vasto pubblico in occasione della conferenza di mercoledì 28 aprile, presso il Centro Trevi di via Cappuccini a Bolzano. Un pubblico attento e interessato ad un’informazione di prima mano ha seguito con vivo interesse la presentazione del libro dello scrittore su questa tragedia. Una tragedia che ha assunto il carattere di un genocidio programmato se solo si pensa al numero di vittime coinvolte: un milione di Tutsi assassinati in poco più di tre mesi, da aprile a luglio 1994. Un tragedia che ci deve far meditare e vergognare della nostra ignoranza e del nostro disimpegno politico nei confronti di avvenimenti di una tale portata. E a questo proposito solo ci possono soccorrere le riflessioni che la filosofa Hannah Arendt svolgeva nel suo: Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil.